Qual'è la Differenza tra microfono a condensatore e dinamico

Qual’è la Differenza tra microfono a condensatore e dinamico

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Quanti di voi conoscono la differenza tra un microfono a condensatore e dinamico?

Tutti sapete sicuramente di che oggetto stiamo parlando, ma se pensate che uno valga l’altro vi sbagliate e dopo aver letto questo testo converrete con noi sulle differenze.

Inoltre vi spiegheremo anche la differenza tra microfono a condensatore e cardioide, dicendovi subito che sono due concetti totalmente diversi e non paragonabili tra loro.

Per meglio comprendere la differenze tra microfono dinamico e a condensatore, ecco svelati i segreti della loro costruzione e soprattutto della loro resa, ma prima bisogna chiarire esattamente cos’è un microfono (magari qualcuno non lo sa con esattezza).

Esso trasforma, grazie ad un trasduttore, un’energia sonora (la tua voce) in energia elettrica, tramutando le differenze di pressione dell’aria (che esce dalla tua bocca), in variazioni di tensione elettrica.

Le differenze tra i diversi tipi di microfoni si esplicitano a seconda del modo in cui tale processo avviene.

Cos’è un microfono dinamico?

Un microfono dinamico è una speciale tipologia di microfono che risulta essere la più diffusa, utilizzata da tutti i cantanti durante i concerti live.

Per capire la differenza tra questo e un microfono a condensatore, è importante conoscere il principio di funzionamento: in un microfono dinamico una membrana metallica (diaframma) ha il compito di catturare le onde sonore, le quali attivano una bobina all’interno di un campo magnetico, capace di generare un impulso a cui fa seguito una variazione di corrente elettrica.

L’induzione elettromagnetica è il principio base di funzionamento di un microfono dinamico.

Questa tipologia è solitamente robusta, resistente anche agli agenti esterni e all’umidità e in grado di sopportare pressioni sonore anche elevate.

Non necessitano di alimentazione elettrica esterna (funzionano grazie al collegamento con un mixer, con uno strumento o con un ingresso ad una cassa attiva) e hanno prezzi abbastanza contenuti.

Non si caratterizzano per avere grande risposta in frequenza e le frequenze molto alte vengono solitamente tagliate e quindi perse, ma non necessariamente questo è considerato un aspetto negativo.

Cos’è un microfono a condensatore?

A differenza del microfono dinamico, uno a condensatore si avvale dell’effetto capacitivo per poter funzionare.

Una membrana di metallo subisce delle rapide oscillazioni vibranti in seguito al movimento dell’aria (che esce dalla bocca di chi sta parlando).

In questo caso, un microfono a condensatore ha bisogno di essere alimentato autonomamente attraverso una particolare corrente elettrica phantom a 48 Volt oppure da batterie interne e deve avere un pre-amplificatore incorporato.

Idealmente un microfono a condensatore è più delicato e sensibile rispetto ad uno dinamico e infatti sono utilizzati solitamente in studio di registrazione oppure come panoramici, proprio per sfruttare al meglio le capacità ricettive.

La risposta in frequenza è migliore e più ampia rispetto ad un microfono dinamico e si riesce a dar maggiore espressività alla voce.

Rispetto ai microfoni dinamici, quelli a condensazione vanno utilizzati diversamente: se il cantante o l’oratore tiene in mano il microfono del primo tipo, quello a condensatore deve essere messo su un supporto preferibilmente ammortizzato onde evitare di riprendere fruscii dovuti a movimenti, soffi d’aria.

Ecco perché a cambiare è anche il “vestito”: un microfono di questo genere predilige una cuffia anti-vento per l’impiego in esterna, un filtro anti-pop per lo studio.

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Quando scegliere un microfono dinamico e quando uno a condensazione?

La risposta è più semplice di quanto possiate pensare: dipende dalla fonte sonora, dall’utilizzo e dall’ambiente.

Se una differenza tra microfono a condensatore e dinamico interessa la sensibilità, non è detto che utilizzare sempre il tipo di microfono più sensibile sia la miglior scelta possibile.

Un suono dettagliato, ricco di sfumature e dalla timbrica estremamente bassa o estremamente alta, un microfono a condensatore è la soluzione migliore.

Se lo scopo è parlare, cantare oppure diffondere il suono di una chitarra elettrica o di una batteria, la miglior scelta è il microfono dinamico.

Microfoni a condensatore, più sensibili, vengono utilizzati per amplificare strumenti acustici dai suoni tendenzialmente acuti, come ad esempio flauti e violini, oppure pianoforti e chitarre non elettriche.

Ci sono differenze tra i due microfoni per l’amplificazione di un coro o di una orchestra?

Tendenzialmente sì.

Un microfono a condensatore, avendo più sensibilità, è maggiormente indicato per cogliere anche le voci più lontane e quindi è più indicato per riprendere una corale.

Lo stesso discorso vale per amplificare un’orchestra. Un microfono dinamico è meno indicato per tali situazioni.

Per queste occasioni il prodotto ideale deve comunque avere un pattern a cardioide, che risulta essere quello più indicato per ricevere i suoni e le voci sorgenti in posizione frontale e laterale.

In alternativa, in gruppo corali e orchestre molto numerose, è possibile scegliere un pattern omnidirezionale a 360° a patto di posizionarlo con criterio.

Ci sono differenze di prezzo tra un microfono dinamico e uno a condensazione?

Certamente il prezzo è un fattore che fa la differenza tra le due diverse tipologie più diffuse di microfoni.

Per disporre di un ottimo microfono dinamico è consigliabile spendere una cifra compresa tra 100 e 150 euro.

Per un microfono a condensatore di fascia alta, per un impiego prevalente in studio, il prezzo è decisamente più elevato e può arrivare anche a 200-250 euro in media.

Come poi spesso accade in tutti i settori, si trovano anche microfoni dinamici economici a 30 euro e microfoni a condensatore economici a 45 euro.

Sgombriamo il campo da un errore concettuale piuttosto diffuso: il microfono a cardioide

Capita sovente di sentire la domanda inerente la differenza tra un microfono a condensatore e cardioide, sebbene questo quesito sia realmente impreciso.

Il termine “a condensatore” riguarda un principio costruttivo e di funzionamento di un microfono, mentre il termine “cardioide” si riferisce al pattern grafico, ossia al diagramma polare del microfono che identifica il modo di captare il suono sorgente.

Ecco perché il confronto avrebbe poco senso. Un microfono dinamico e uno a condensatore possono essere entrambi di tipo cardioide.

Questa strana parola fa chiaro riferimento ad un grafico simile ad una cappella di fungo che sta a significare che il microfono in questione (a condensatore o dinamico) prende il suono prevalentemente dalla parte frontale, smorzando la sensibilità via via che la voce (o il suono) si sposta lateralmente, fino ad annullarsi nella parte posteriore.

Per tale motivo viene utilizzato per cantare nei live: esso riprende in maniera eccellente la voce del cantante, senza che applausi, fischi e rumori del pubblico possano rientrare.

Mai quindi utilizzare il microfono davanti alle casse, per evitare il rientro e ridurre le interferenze fastidiose.

Per valorizzare la caratteristica cardioide, posizionata appena dietro la capsula si trova un’apertura che funge da “sensore”.

Se impugnando il microfono con la mano questa viene coperta, si rischia di perdere l’effetto.

Esistono anche microfoni supercardioide o ipercardioide, a seconda che vengano accentuate o meno determinate caratteristiche di ripresa del suono.

Ovviamente il cardioide non è l’unico pattern esistente, ma è sicuramente il più diffuso, sia nei microfoni dinamici che in quelli a condensatore.

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