Se c’è un concetto di difficile comprensione in ambito fotografico riguarda i cosiddetti stop.

Cosa sono gli stop in fotografia?

Non sempre è facile rispondere con immediatezza a questa domanda, ma bastano 3 minuti di attenzione e di lettura di questo articolo per capire almeno di cosa si tratta e avere qualche conoscenza in più al momento di premere il pulsante di scatto.

In ambito fotografico si definisce stop l’intervallo che intercorre tra due valori consecutivi di esposizione.

Quando si dice di aumentare l’esposizione di uno stop, significa consentire l’ingresso nella fotocamera di una quantità di luce doppia rispetto al valore precedente, illuminando maggiormente il sensore.

Ridurre di uno stop, vuol dire invece dimezzare la quantità di luce che viene percepita dal sensore.

Nota:

Modificare gli stop significa, di fatto, intervenire sui parametri di scatto in maniera indiretta, poiché in seguito alla variazione di questo valore vanno adeguati il tempo di posa, il valore degli ISO e l’apertura del diaframma.

Gli Stop e l’ISO

Per conoscere la regolazione degli stop e avere la giusta padronanza, è utile conoscere l’incidenza che la luce ha sulla resa di una fotografia.

La luce esterna attraversa il foro del diaframma e colpisce il sensore, imprimendo un’immagine più o meno definita, in base alle regolazioni di ISO, tempo e apertura.

Per lavorare bene con l’esposizione luminosa è bene conoscere come variare gli ISO.

I due concetti, sebbene distinti, sono fortemente correlati ed è sbagliato credere che aumentando quest’ultimo valore passi una quantità maggiore di luce.

Se gli stop agiscono sulla quantità della luce passante dal diaframma, gli ISO modificano la sensibilità del sensore alla luce stessa.

Gli ISO, a differenza degli stop, agiscono sulla luce in maniera indiretta e non in modo diretto.

Detto ciò, aumentando gli ISO si ottengono comunque fotografie generalmente più luminose.

Gli stop e i tempi di posa

A seconda del passaggio di luce in base agli stop impostati, variano i tempi di scatto.

Aumentare di uno stop facendo passare più luce solo agendo sul tempo di esposizione significa aumentare il tempo di posa.

Più lunga è l’esposizione e più luce entrerà nella fotocamera.

La scala dei tempi prevede anch’essa intervalli in cui la luce che entra è esattamente il doppio della precedente.

Passando, ad esempio, da 1/30 a 1/15 la quantità di luce entrante raddoppia, mentre facendo il passaggio inverso la luminosità si dimezza.

Se nel primo caso aumento di uno stop, nel secondo diminuisco di uno stop.

Quindi per aumentare l’esposizione di uno stop è sufficiente dimezzare la velocità dell’otturatore, mentre per ridurre di uno stop è necessario raddoppiarla.

Agendo sui tempi di posa non puoi fare a meno di pensare come una maggiore dilatazione dei tempi incrementi la possibilità di realizzare una fotografia mossa.

Utilizzare il cavalletto e il sistema stabilizzatore della fotocamera (o dell’obiettivo), consente di lavorare meglio sui tempi di scatto e quindi di agire sugli stop di esposizione.

In gergo si dice che l’impiego di un cavalletto possa portare a guadagnare alcuni stop, consentendoti un allungamento dei tempi senza rischiare l’effetto mosso.

Diaframma e STOP

Per comprendere la relazione tra il concetto di stop e il diaframma, immagina quest’ultimo come una tendina: più la apri più luce entrerà, mentre con più la ridurrai meno luce riceverà il sensore della fotocamera.

Quindi più aprirai il diaframma (valori bassi, da f/1 a f/2.8) è più stop guadagnerai, più lo chiuderai (valori alti da f/11 a f/22) e più stop perderai.

Quelli riportati sono valori esempio ed estremi della scala, ma ovviamente anche per quelli centrali il discorso non muta e le considerazioni valgono allo stesso modo.

Quando andrai ad agire sulla luminosità modificando i valori dell’apertura del diaframma, dovrai prestare molta attenzione alla profondità di campo, dato che, aprendo maggiormente il diaframma, questa si riduce.

Questa tecnica va benissimo per i ritratti in quanto otterrai uno sfondo sfocato mettendo in risalto il primo piano, ma se vorrai fotografare un paesaggio e ti serve più luce, lavorando sul diaframma otterrai poco o nulla.

Agire sugli stop rappresenta una possibilità molto interessante.

Che utilità hanno gli stop? A cosa servono? Come si gestiscono?

Se il fotografo riesce a trovare la giusta combinazione tra valore di esposizione (stop), tempo di scatto, apertura del diaframma e ISO, l’immagine che si otterrà sarò pressoché perfetta (dando per assodata la messa a fuoco e la stabilità della fotocamera al momento dell’acquisizione immagine).

Sugli stop dovrai dunque agire nel momento in cui hai necessità di ottenere una fotografia più luminosa, interagendo successivamente con gli altri parametri di scatto.

Ecco un buon esempio esplicativo.

Immagina di dover fotografare una scena non particolarmente luminosa a mano libera, senza poter aprire il diaframma.

Infatti dovrai paradossalmente ridurlo per fare entrare meno luce, allungando la profondità di campo per avere a fuoco l’intera immagine (in questo caso ti interessa proprio questo).

Decidi di chiudere il diaframma di tre valori (equivalente ad altrettanti stop), ma devi anche allungare il tempo di esposizione dello stesso intervallo.

Quindi: chiudo il diaframma di tre valori e aumento il tempo di scatto di altrettanti.

Se il tempo di scatto risultasse troppo lungo e temi che la foto possa diventare mossa (ad esempio quando non hai a disposizione il cavalletto), per sopperire al problema potrai ridurre di una posizione questo parametro e recuperare quanto perso attraverso la scelta di un valore ISO più alto (di un valore).

Così facendo è come se avessi recuperato lo stop al quale hai dovuto rinunciare abbassando il tempo di esposizione.

In questo caso la prima ipotesi (-3 diaframma = + 3 tempo) equivale alla seconda (- 3 diaframma: = +2 tempo e +1 ISO).

Ciò significa che avrai una fotografia con pari esposizione in entrambi i casi, ottenibile però con parametri di scatto differenti tra loro.

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