Uno dei primi problemi cui si trova davanti un giovane chitarrista è quello di collegare e settare correttamente gli effetti per chitarra elettrica.

Si può trattare di pedali singoli, oppure di un settaggio che comprende diversi effetti collegati tra loro, magari grazie all’utilizzo di una pedaliera. Nell’uno come nell’altro caso sorge il problema di impostare correttamente i collegamenti e di quale sia la giusta sequenza dei diversi pedali: ma come si collegano gli effetti all’amplificatore?

La risposta dipende essenzialmente dal tipo di strumento da collegare e dalla loro quantità: se si tratta di un unico pedale, allora il problema si riduce praticamente ad inserire in modo giusto i cavi all’amplificatore; viceversa, se vogliamo ricorrere a più effetti, come normalmente accade quando si comincia a suonare la chitarra elettrica sul serio, la questione si complica, dal momento che, oltre a preoccuparsi di effettuare dei collegamenti corretti è anche importante conoscere l’ordine giusto dei pedali in cui dovrà passare il segnale, altrimenti c’è il rischio di ottenere un sound brutto o, peggio ancora, di rovinare la strumentazione.

In questo articolo approfondiremo nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere sul collegamento degli effetti a pedale per chitarra: dai consigli di base per gli allacci fino alle indicazioni per operare i settaggi migliori.

Effetti per chitarra: perché è impossibile farne a meno?

Prima o poi ogni chitarrista si trova di fronte all’esigenza di sperimentare, arricchendo tutte le potenzialità sonore del proprio strumento, le incredibili varietà di suoni che possono essere prodotte con gli effetti per chitarra.

Questi ultimi non sono altro che dispositivi (normalmente con supporto a pedale, per cui utilizzeremo i termini “effetto” e “pedale” come sinonimi) che alterano il segnale elettrico prodotto dallo strumento prima che arrivi all’amplificatore, così da modificare il suono.

Esistono moltissime categorie di effetti: echi, distorsioni, riverberi, e così via. Per una guida completa ai vari effetti puoi leggere il nostro articolo di approfondimento Come funzionano gli effetti per chitarra.

Proprio il grande numero di effetti e il diverso funzionamento di questi ultimi rende importante conoscere il giusto modo di collegarli, soprattutto quando se ne usano due o più contemporaneamente.

È questo il motivo per cui approfondiamo il modo in cui collegare gli effetti all’amplificatore: sia che tu debba collegare un pedale singolo o una catena, troverai tutte le informazioni che ti servono per farlo nel modo giusto!

Come collegare un singolo pedale

Partiamo dall’ipotesi più semplice: hai deciso di voler provare uno ad uno i pedali che hai acquistato (o, magari, ne possiedi soltanto uno per il momento) e ti stai chiedendo come si collega.

Innanzitutto, è importante conoscere la meccanica di base degli strumenti che stiamo maneggiando: i pedali, normalmente, presentano due ingressi jack, uno per l’input e l’altro per l’output, ai lati opposti.

Alcuni pedali, per inciso, presentano due ingressi output: questa doppia uscita serve a collegare il pedale (o tutta la sequenza) a due amplificatori o due casse, ottenendo così un suono in modalità stereo, come avviene normalmente quando ci si esibisce durante un concerto.

L’ingresso per l’input va collegato, tramite il cavo audio da 6 mm, direttamente alla chitarra: è da questa, infatti, grazie ai pick-up presenti, che viene generato il segnale audio.

Viceversa, con un altro cavo jack, dovrai collegare l’output all’amplificatore: in questo modo, il segnale proveniente dalla chitarra e rielaborato dal pedale viene trasmesso all’amplificatore.

Come anticipato, questa configurazione è la più semplice: avrai bisogno unicamente di due cavi standard da 6 mm.

Durante questa operazione è importante tenere staccata l’alimentazione del pedale e dell’amplificatore: assicurati che gli strumenti siano spenti mentre procedi ai collegamenti.

Il rischio, infatti, è quello di produrre fischi, forti rimbombi o, peggio ancora, cortocircuiti che possono seriamente danneggiare l’amplificatore.

Una volta completato il collegamento, puoi accendere l’amplificatore e il pedale, procedendo alla regolazione dei diversi settaggi, in base alle tue necessità e ai tuoi gusti.

Se è la prima volta che provi un pedale, potrebbe essere utile impostare una regolazione a metà (per la chitarra, per il pedale e per l’amplificatore), ma se hai già dei livelli impostati sull’amplificatore e sulla chitarra non modificarli.

Puoi trovare molte altre informazioni utili sulle possibili regolazioni da adottare per gli effetti, nel nostro articolo di approfondimento “Come regolare gli effetti per chitarra”.

Un altro consiglio è quello di accendere il pedale con le regolazioni al minimo: infatti, soprattutto nel caso dei distorsori super-fuzz o degli space-echo, attivandoli con le rotelle al massimo puoi causare rumori fortissimi.

Quindi, accendi i pedali al minimo e procedi ad aggiustarli come preferisci.

Il pedale è acceso quando vedrai una luce (solitamente verde o rossa) e si aziona schiacciando con il piede la leva posta sotto le manopole.

Se vi piacciono i Consigli di David (qui sotto in video), vi Consigliamo di dare uno sguardo alla sua Guida Completa agli effetti, vi guiderà dal semplice collegamento dei cavi alla creazione di Suoni, con tantissimi esempi riferiti al Sound di alcuni dei Chitarristi più famosi.

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Cosa fare quando si vogliono usare più effetti?

Normalmente, i chitarristi utilizzano molti pedali diversi: infatti, esistono numerosi effetti, ciascuno dei quali presenta le sue proprie caratteristiche, dal punto di vista del funzionamento, della gestione del segnale sonoro e della trasmissione a quello successivo.

Questo è il motivo per cui, quando occorre organizzare una sequenza di pedali, è importante seguire uno schema preciso per collegarli all’amplificatore e ottenere un sound ricco di sfumature e non cacofonico.

Infatti, quando si collegano più effetti all’amplificatore è necessario interconnettere ciascun pedale l’uno all’altro: partendo dalla chitarra, il primo cavo jack verrà utilizzato per il primo pedale della sequenza, nel modo che abbiamo visto sopra; per inserire anche il secondo pedale, è necessario collegare l’output del primo all’input del secondo, mediante un cavo patch, come possiamo vedere in foto. Infine, dall’output dell’ultimo pedale va effettuato il collegamento con l’amplificatore.

Un aspetto che molto spesso viene trascurato è quello della qualità dei cavi utilizzati per costruire una sequenza di effetti: in effetti, la scelta dei cavi patch necessari ad interconnettere i vari strumenti è importantissima, dal momento che il livello di cablatura assicurato può migliorare o peggiorare il suono finale.

In questo senso, è importante preferire cavi di buona qualità e più corti possibile, poiché la lunghezza del collegamento comporta una maggiore distanza che il segnale dovrà percorrere, arrivando con una qualità minore all’amplificatore.

Oltre ai cavi patch è possibile ricorrere anche a cavetti costruiti appositamente per i collegamenti di effetti a pedale: si tratta dei cosiddetti cavi “daisy chain” o “multi plug”, che presentano un gran numero di connettori attaccati ad un adattatore da 9 volt.

Questo metodo è il più efficiente per conciliare l’alimentazione e la trasmissione del segnale, rimuovendo così la necessità di portare con sé adattatori singoli, cavi di alimentazione e così via.

Quindi, dal punto di vista tecnico, i collegamenti sono relativamente semplici: bisogna unicamente individuare gli ingressi in entrata e in uscita, normalmente segnalati su ogni pedale, e avere a disposizione un buon numero di cavi per effettuarli.

Il vero problema è l’ordine in cui inserire i vari pedali che vogliamo utilizzare: infatti, questo elemento è in grado di influire notevolmente sul tipo di suono che esce dall’amplificatore; in alcuni casi, lo stesso effetto viene ad essere annullato se non si inserisce il pedale nella giusta posizione del circuito.

Qual è l’ordine giusto?

Come si collegano le sequenze di pedali?

In realtà, questo è uno degli argomenti su cui è davvero difficile trovare accordo tra i chitarristi: si può dire che non esiste un unico modo per collegare i pedali, dal momento che variazioni anche minime dell’ordine in sequenza può influire moltissimo sul suono.

La regola, quindi, è che non esistono regole: occorre sperimentare, provando di volta in volta configurazioni diverse e testando ad orecchio i possibili miglioramenti e peggioramenti del suono.

Chiaramente, ci sono delle sequenze che assicurano meglio la correttezza del percorso del segnale, ma nulla ti vieta di poter sacrificare l’affidabilità del suono all’esigenza di trovare qualcosa di davvero innovativo: se durante le tue sperimentazioni ti accorgi che stai generando feedback, comincia a testare gli effetti di eco e riverbero fino a che non riesci a rimuovere il loop del segnale, per poi proseguire e vedere cosa viene fuori.

Se è vero che non esiste, effettivamente, un modo sbagliato per collegare gli effetti all’amplificatore, è altrettanto vero che ci sono delle impostazioni già testate e relativamente sicure.

Ecco, quindi, le indicazioni più importanti da seguire quando si studia l’ordine di collegamento dei pedali.

La regola di base è piuttosto semplice da attuare, se hai già un po’ di familiarità con il funzionamento dei diversi effetti: per ottenere la migliore qualità e potenza del suono è necessario collegare prima i pedali che si occupano di gestire il suono (come gli accordatori, il Wah-Wah e il Compressore), seguiti da quelli che attuano manipolazioni, i cosiddetti pedali di dinamica (come Distorsore e Overdrive) e, infine, quelli che introducono una modulazione d’ambiente (come il Chorus o il Delay).

Ma vediamo in dettaglio un possibile esempio di configurazione:

1) Accordatore.

Se disponi di un accordatore a pedale per chitarra, è necessario collegare per primo quest’ultimo al circuito.

Il motivo è legato al fatto che il funzionamento dell’accordatore richiede un segnale libero da effetti per poter cogliere la tonalità del suono (in gergo, si dice “clean”).

Al contrario, se colleghi un Distorsore prima dell’accordatore, quest’ultimo si ritroverebbe a leggere un segnale già distorto, difficile da “leggere”: il rischio, quindi, è di rendere assolutamente inutile l’accordatore, che non riuscirebbe a capire se il suono generato è della frequenza giusta per la nota o l’accordo di riferimento.

2) Pedali tonali.

Subito dopo è possibile inserire gli effetti che influenzano il suono naturalmente prodotto dalla chitarra.

Ad esempio, il Wah-Wah o l’Envelope si occupano di comprimere e modificare la tonalità che esce dallo strumento: è sul suono così prodotto che, eventualmente, potranno essere aggiunti ulteriori effetti nella sequenza.

3) Pedali di dinamica.

Per poter ottenere il suono saturo, sporco, tipico dei più diversi tipi di rock è necessario utilizzare i pedali Fuzz Box, Distorsori e Overdrive: questi ricevono il segnale già eventualmente amplificato e modificato dai precedenti pedali e ne distorcono il timbro.

All’interno della sequenza dei distorsori, l’ordine dei pedali non è importante per assicurare il suono migliore: qui tutto dipende esclusivamente dal tuo gusto e dal tipo di suono che vorresti tirar fuori durante i tuoi assoli sfrenati.

4) Pedali di modulazione/ambiente.

Infine, seguono i pedali che producono un effetto di modulazione (come quelli di riverbero, i Chorus, e così via): questi hanno la funzione di intervenire sul segnale in ingresso creando effetti di eco, ritardo e altri, arricchendo le armoniche presenti e contribuendo alla creazione di atmosfere particolari.

La regola vuole che questo tipo di effetti siano introdotti alla fine del circuito, dal momento che hanno la funzione di correggere le eventuali distorsioni del suono precedentemente create: la loro funzione, quindi, verrebbe azzerata se venissero collocati prima.

Inoltre, effetti come il riverbero sono tra quelli potenzialmente più difficili da settare nel modo giusto, dal momento che sono i principali responsabili di feedback ed echi sgraditi: questo è un altro motivo che spiega come mai (a meno che non lo richieda una precisa scelta stilistica) i pedali in questione vengono sempre collegati alla fine.

Cosa cambia se uso il preamplificatore?

I consigli che abbiamo dato finora valgono nel caso in cui si possegga una sequenza di pedali distinti e si decida di utilizzare unicamente la sequenza per ottenere gli effetti voluti.

Il discorso cambia nel caso in cui, per le nostre esigenze espressive, si adotti un sistema che sfrutta il preamplificatore. In questo caso, molti chitarristi concordano nel ritenere che gli effetti di modulazione/ambiente (come il Chorus) debbano essere collegati dopo quelli di preamplificazione: il motivo è che, in questo modo, il suono rimane più aderente alle impostazioni date dai precedenti effetti; viceversa, gli effetti di distorsione e di dinamica andrebbero connessi prima del preamp, visto che è a loro che si deve la produzione del segnale.

Questa configurazione, peraltro, risulta quasi necessaria quando si utilizzano i canali distorti nell’amplificatore, dal momento che, in caso contrario, gli effetti che passano nel preamplificatore verrebbero a loro volta distorti, generando un suono finale particolarmente deteriorato (ripetiamo, sempre che ciò non sia l’obiettivo cui puntavi).

Più in dettaglio, l’amplificatore possiede un preamplificatore e un finale: il segnale in ingresso arriva nel primo e successivamente passa al secondo, da dove viene trasmesso agli altoparlanti.

Nel momento in cui decidiamo di utilizzare la distorsione dell’amplificatore, è importante sapere che questo effetto viene dato dalla sezione preamp: da ciò deriva che, se decidessimo di utilizzare il collegamento lineare che abbiamo visto nel paragrafo precedente (chitarra-pedali-amplificatore), otterremmo come conseguenza il fatto che l’effetto ambientale (ad esempio, il Chorus, il Delay e il riverbero) venga prima della distorsione.

Per fare in modo che l’effetto di distorsione del preamplificatore venga prima dell’effetto di modulazione del pedale è necessario utilizzare i due canali “send” e “return” presenti sulla gran parte dei modelli di amplificatori: questo meccanismo (chiamato “loop effetti” o “FX loop”) si inserisce a metà strada tra preamplificatore e finale, introducendo tra i due il segnale prodotto dagli effetti. In questo modo, il segnale passa una prima volta nell’amplificatore (al livello del preamp, dove viene applicata la distorsione) per poi tornare ai pedali e venire instradato, di nuovo, verso l’amplificatore stesso.

In dettaglio, il “send” spedisce il segnale proveniente dalla chitarra e interessato dal preamplificatore alla sequenza di pedali, dove avviene l’applicazione dei diversi effetti (secondo il settaggio impostato). Da qui, il segnale esce dal circuito per finire nel “return”, dove viene finalmente amplificato.

In ogni caso, per procedere al collegamento è necessario seguire questo ordine di connessione tra i cavi:

  • Prima si collega la chitarra all’amplificatore (eventualmente tenendo in mezzo l’accordatore o un pedale tonale, come il Wah-Wah);
  • Poi si collega l’amplificatore con un cavo che va dall’ingresso “send” all’input del pedale che vogliamo far venire dopo la distorsione del preamplificatore;
  • Infine, si collega l’output all’ingresso “return”.

Va precisato che questo metodo è utile soltanto quando vuoi usare la distorsione interna dell’amplificatore: in alternativa, potresti trovare utile usare direttamente un pedale di distorsione e tornare alla sequenza di cui abbiamo già parlato precedentemente.

Alcuni consigli finali

Dopo aver descritto in dettaglio tutti i metodi principali per collegare gli effetti all’amplificatore, possiamo avviarci alla conclusione fornendo qualche altra indicazione utile.

Innanzitutto, se utilizzi un gran numero di effetti potresti valutare l’opzione di utilizzare una valigetta porta-pedali: quest’ultima consiste in una sorta di scatola in cui posizionare i pedali secondo l’ordine che preferisci, avendo a disposizione tutti i collegamenti e l’alimentazione dei singoli strumenti.

Si tratta di una soluzione che, soprattutto quando ti esibisci, ti permette di avere già tutto pronto: se hai una regolazione predefinita oppure hai trovato quella che ti sembra più soddisfacente, questo metodo ti permette di conservare le impostazioni, senza bisogno di dover riorganizzare ogni volta il tutto.

Cosa completamente diversa da quella cui accennavamo è l’utilizzo di una pedaliera: quest’ultima sostituisce completamente la necessità di avere un pedale per ciascun effetto, ma ti permette di avere a disposizione un gran numero di soluzioni da adottare di volta in volta. Inoltre, i controlli ti consentono di poter operare dei settaggi predefiniti, disponibili immediatamente.

Molti chitarristi alle prime armi adottano una soluzione di questo tipo, dal momento che rimuove buona parte delle difficoltà nel collegare i diversi pedali al circuito.

Tuttavia, i musicisti più esperti potrebbero trovare non soddisfacente questa soluzione, visto che la qualità del suono non può mai essere paragonabile a quella che deriva dall’effetto di un pedale, ciascuno specializzato in una funzione determinata.

Infine, vogliamo darti un ultimo consiglio. Se desideri avere maggiori dettagli su come si collegano gli effetti all’amplificatore, oppure vuoi dei chiarimenti sulle possibili configurazioni e i settaggi da adottare, potresti trovare utilissimo il corso per effetti chitarra proposto da Chitarra Facile: sul sito troverai tantissimi articoli di approfondimento e video tutorial che ti illustreranno le tecniche più importanti per utilizzare al meglio gli effetti per il tuo strumento.

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