Uno dei metodi più efficaci per migliorare la qualità del suono del vostro impianto di casa è quello di dotarvi di un amplificatore e delle casse acustiche di buona qualità, una soluzione che può sembrare semplice all’apparenza ma che può farvi sbagliare l’acquisto se non si rispettano alcuni parametri fondamentali che vi permetteranno di scegliere le casse adatte all’ampli o viceversa, se vi state chiedendo quindi Come abbinare amplificatore a casse siete arrivati nel posto giusto.

Per abbinare le casse all’ampli dovete tener conto sopratutto di 2 parametri fondamentali, la potenza di casse e amplificatore e l’impedenza degli stessi.

  • La potenza (espressa in Watt) delle casse non deve essere superiore alla potenza massima dell’amplificatore.
  • L’impedenza (Espressa in Ohm) deve rientrare nel range di valori supportati dall’amplificatore.

Vediamo ora gli argomenti più nel dettaglio.

Le casse negli impianti hi-fi

Quando qualcuno si avvicina a questo fantastico mondo, fatto di musica, vibrazioni ed elettronica, comincia compiacendosi del proprio impianto e della scelta fino a quando non trova nel suo pezzo preferito una nota che non è reale e che non ha il giusto timbro; così riascolta il brano più volte variando i toni e il volume, ma senza riuscire a trovare quello che cerca.

La prima cosa che fa un neofita dell’hi-fi in questo caso è cercare nuove casse che possano trasformare quell’antipatica afonia nel migliore degli accordi, peraltro riuscendovi quasi sempre, almeno apparentemente.

Le casse sono per l’hi-fi come la marmitta nuova per lo scooter, cioè la miglioria più semplice e diretta; cambiandole con un prodotto più performante si riesce quasi sempre ad ottenere un risultato appagante.

I loro indici di qualità sono da attribuire alla tipologia costruttiva ed alla potenza che sono in grado di gestire; nell’abbinamento con l’amplificatore devono essere tenute presenti la sensibilità e l’impedenza del trasduttore.

L’amplificatore negli impianti hi-fi

L’amplificatore è invece per tutti gli audiofili il cuore e l’anima di ogni impianto stereo; si tratta del componente che crea le emozioni, in grado di dare al segnale musicale la dinamica, la spazialità e di permettere un ascolto dettagliato, forte e coinvolgente.

Ma perché succede questo? Si tratta solo di una fissazione degli audiofili o di una caratteristica intrinseca dell’amplificazione?

La domanda non ha una risposta immediata e potrebbe essere affermativa in entrambi i casi.

Le orecchie sono un organo molto sensibile, e chi ama la musica riesce a sentire tutte le imperfezioni con pochi attimi di ascolto; questo si traduce nella necessità di eliminare ogni fastidio e di alzare il volume per apprezzare meglio il timbro degli strumenti e i dettagli dei passaggi musicali.

Inoltre, se si ascolta un concerto all’aperto, è impossibile seguirlo con bassi volumi come avanza qualcuno, perché si verrebbe sopraffatti dagli altri rumori perdendo tutta l’eccitazione che ne deriva; l’orecchio vuole essere appagato, talvolta coccolato dalla musica come succede nei teatri, e non sopporta di far fatica nel percepire il messaggio musicale; perderebbe in tal caso gran parte delle emozioni.

Un amplificatore può avere molte caratteristiche ma i suoi valori più espliciti rimangono la potenza erogata e la capacità di fornire corrente a più altoparlanti senza scaldare eccessivamente. (Potrebbe interessarvi anche : Perché le casse gracchiano?)

Abbinare casse e Ampli – Casse Più Potenti Dell’Amplificatore?

Questa operazione è apparentemente molto semplice e il più delle volte non è per nulla complicata; le cose diventano difficili solamente negli impianti professionali dove il numero degli altoparlanti e le potenze in gioco non concedono molto spazio ad errori, pena un ascolto molto disturbato e qualche danno a costosi altoparlanti.

Per questi motivi viene utile imparare un po di tecnica; premettiamo subito che collegare un finale (amplificatore) da 300W ad una cassa che ne sopporta al massimo 100 non è una grande idea, a meno di non alzare troppo il volume.

Perchè l’amplificatore va in clipping?

Viceversa, collegare un finale da 100W ad un altoparlante da 300W non crea alcun problema, sempre se non si alza troppo il volume; questo perché non c’è cosa peggiore per una cassa che sopportare una potenza relativamente bassa sparata da un amplificatore completamente fuori controllo.

Un finale al massimo si trova sempre nella sua zona di maggior distorsione armonica e può andare in ‘clipping’, aggiungendo al segnale rumori e suoni di ogni tipo che possono distruggere le casse, specialmente i tweeters.

Un impianto deve essere ben dimensionato, quindi ad una certa potenza deve corrispondere la stessa o un valore che soddisfi i requisiti richiesti con la dovuta tolleranza; le casse devono sempre sopportare una potenza un poco superiore a quella erogata dall’amplificatore, in genere un 30-40%.

Deve essere precisato che il ‘clipping’ non è un problema dell’abbinamento cassa-amplificatore, ma deriva da una potenza del finale non adeguata alle esigenze; è bene sempre non portare al massimo nessun amplificatore, se non in rare e costose eccezioni.

Cos’è La sensibilità?

Questo valore viene spesso snobbato, a dire il vero giustamente quando in casa si vuole ascoltare buona musica senza troppe pretese; ma se si vuole chiedere il massimo dal proprio impianto, diventa necessario sapere cosa indica.

La sensibilità è misurata in decibel (db) ed indica la capacità di un traduttore di suonare a parità di potenza impiegata; in pratica, ascoltando un finale da 100W collegato a due casse da 87 db si avvertirà meno potenza rispetto a un finale di pari wattaggio abbinato a due casse da 92 db.

Questo non significa però che le casse da 92 db sono migliori di quelle da 87 db, diciamo che è possibile ma non è sempre così.
Negli impianti professionali è invece importante affidarsi a casse con sensibilità non eccessiva, proprio per le notevoli potenze impiegate; un altoparlante sensibile si sente di più con finali da poche pretese, rendendoli apparentemente potenti, ma al cospetto di amplificatori di sostanza potrebbe subire sollecitazioni eccessive e rompersi con facilità, o comunque alterare notevolmente il segnale a causa di escursioni fuori controllo della membrana. 

Una cassa con un magnete preponderante ed una sensibilità bassa, sotto i 90 db, può digerire molti watt erogandoli in modo più controllato; il risultato è un maggior dettaglio, una miglior percezione della potenza, un grande controllo del trasduttore che non subisce rumorose e dannose sollecitazioni meccaniche.

In pratica una cassa con minor sensibilità può dare molte più emozioni di una cassa con maggior sensibilità.

Si tratta in ogni caso di un valore che non definisce da solo la qualità di un altoparlante, pertanto la valutazione va effettuata a parità di tecnologia e materiali impiegati.

Cos’è l’impedenza?

Si misura in ohms ed indica la resistenza che il magnete degli altoparlanti rivolge al segnale in ingresso; maggiore è l’impedenza minore è la corrente richiesta dall’altoparlante all’amplificatore, con la conseguente diminuzione della potenza, in quanto W=V*I, quindi potenza in watt=voltaggio (tensione del segnale)*amperaggio (corrente che attraversa il magnete).

Da ciò si deduce che una cassa da 4 ohms tipica dell’uso car hi-fi (clicca qui per leggere la nostra Guida alle casse auto) è più performante di un altoparlante per uso home da 8 ohms, sempre se l’amplificatore ha la possibilità di erogare la maggior corrente richiesta. Questo dipende dal modello e dalla circuitazione interna, che in ambito car hi-fi è talvolta progettata per reggere carichi di 0,5 ohms, consentendo prestazioni eccezionali con elettroniche dalle dimensioni esigue.

Per quanto riguarda l’acustica invece si possono ottenere grandi risultati anche con 8 ohms, in quanto l’impedenza abbraccia in un certo senso la sensibilità; una cassa che ha un basso valore di impedenza lascia passare bene il segnale e suona conseguentemente più forte.

Quindi in base a quanto già spiegato, l’altoparlante in questione mostra meno controllo, ed effettivamente la sensazione che si ha ascoltando un impianto car hi-fi rispetto ad un home theatre (ecco un’altra guida sui migliori amplificatori) è proprio quest’ultima; con 8 ohms si apprezza un suono generalmente più rotondo, più corposo e interessante.

Se qualcuno dovesse domandarsi il motivo di creare un’impedenza e non costruire casse con valori prossimi allo zero, la risposta è perché si brucerebbe tutto in pochi secondi; la corrente come l’acqua in un tubo non ha freno e può arrivare ad avere un impeto devastante, come il fulmine in un temporale.

Considerazioni Finali

In tutto questo diventa importante un’ultima serie di considerazioni che rendano più esplicito il concetto, specialmente per chi è nuovo della materia.

  1. Quando si sceglie un amplificatore o viceversa delle casse, è una buona idea affidarsi allo stesso produttore per entrambi i componenti, in quanto generalmente i parametri elettroacustici vengono preparati in laboratorio con precisi strumenti. Questo non significa che non si possano fare altre combinazioni, ma che abbinando due prodotti di marche differenti è più facile incorrere in problematiche inerenti il segnale ed i crossover impiegati nei vari altoparlanti.
  2. A seconda della destinazione d’uso è importante scegliere una cassa rispetto ad un’altra; ci sono altoparlanti che presentano un doppio woofer da 16 cm per la sezione medio bassa, altri che usano un classico 25 cm o un 30 cm. Generalmente sono due tipologie di cassa che suonano molto diversamente, e la loro scelta deve dipendere da gusti personali o dalla musica che si predilige. Ci sono poi i subwoofer, per i quali la dimensione del cono è lo specchio della frequenza di lavoro; più è grande la membrana minore è la frequenza.
  3. Alcuni amplificatori nascono con particolari filtri crossover elettronici che ne limitano la destinazione d’uso ad altoparlanti specifici mentre alcune casse si occupano unicamente di effetti surround ed hanno anch’esse la necissità di usare filtri dedicati a monte.
  4. Nel valutare l’impedenza, è importante sapere che ad ogni uscita dell’amplificatore corrisponde un altoparlante; sdoppiare il cavo per collegare più casse in parallelo significa dimezzare l’impedenza per ogni cassa aggiunta, secondo questo schema: 1 cassa 8 ohm (esempio), 2 casse 4 ohm; 3 casse 2 ohm; 4 casse 1 ohm e così via. Questo esempio si intende su ogni singolo canale e supponendo l’impiego dell’intera gamma acustica (dai bassi agli alti); se si separano le frequenze l’impedenza non scende se non per piccoli valori decimali.
  5. L’amplificatore non ha un’impedenza di uscita, ma viene misurato supponendo un carico, che in genere è circa 8 ohm per gli impianti home e 4 per gli impianti car; più si scende con l’impedenza rispetto al valore dichiarato più il carico è maggiore e chiede al finale una maggior erogazione di corrente. 
  6. Generalmente, un amplificatore dimensionato su un certo carico può sopportare impedenze inferiori solo se la circuitazione interna lo prevede, utilizzando batterie di condensatori in parallelo; se così non è c’è il rischio di bruciare i transistori finali.
  7. Alcuni amplificatori car possono scendere molto con l’impedenza, è importante verificare il finale di cui si dispone. 
  8. Viceversa, collegare un finale car ad una cassa da 8 ohm ne preclude le potenzialità e ci si rimette in prestazioni.
  9. Un’ultima considerazione va fatta sui cavi, i quali devono tener conto della corrente che passa al loro interno. Esistono tabelle esaustive sulla sezione da adottare in base alle potenze impiegate; cavi troppo piccoli possono essere pericolosi e poco sicuri, specialmente quando il finale può scendere su valori molto bassi di impedenza.

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